Articoli&Interviste

 
 

RockHard N°39 Dicembre 2005:

Il re è morto! Lunga vita al re!

(See You On the Other Side)

"See You On The Other Side è il titolo del nuovo full-lenght che i korn pubblicheranno a inizio Dicembre. Ci sono molte novità all'interno della formazione inventrice del c.d. A.D.I.D.A.S.-sound. Innanzitutto una nuova etichetta , la Virgin, con cui Davis e soci hanno stipulato un contratto milionario. In secondo luogo, la dipartita dello storico chitarrista Brian 'Head' Welch, che ha appeso la sua chitarra al chiodo per seguire la via illuminata di Dio. Infine, ma di certo non meno importante, un album che non mancherà di fare discutere e dividere critica e fan. Sono il frontman Jonathan Davis e il chitarrista James 'Munky' Shaffer ad esporsi al fuoco delle nostre domande, dimostrando di essere sicuri di se e ottimisti nei confronti del proprio futuro. Il new metal è morto? Dalle loro parole parrebbe proprio di no.

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Di Marika Lanzalaco e Michele Mrtini

 

Rocksound N°91 Dicembre 2005:

Follow The Leader

(See You On The Other Side)

"L'attualità relativa al gruppo di Bakersfield è stata bella carica nell'ultimo anno. A lasciare esterrefatti i fan dei korn è stata soprattutto la partenza di Head, chitarrista storico della formazione, ormai illuminato dalla fede religiosa. Ora, a stupire ulteriormente gli afficionados della band sarà probabilmente il nuovo lavoro "See YouOn The Other Side."

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Di Daniel C.Marcoccia & Sveva Rossi

 

XL Magazine N°3 Novembre 2005:

Head To Crist

(Brian "Head" Welch)

Dopo dieci anni di sesso, droga e rock  pesante, il chitarrista Brian "Head" Welch si è convertito al cristianesimo. Ha lasciato la band e adesso combatte Satana.

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Di ...

Rocksound N°78 Novembre 2004:

Here To Stay

(Greatest Hits Vol.1)

"Fine del contratto, realizzazione di un greatest hits.... i più scettici parlano già di declino, alcuni non nascondono incertezze, altri ancora si limitano a osservare. I korn, una delle band più interessanti e significative degli ultimi anni, è invece pronta a rimettersi in gioco, senza temere alcun giudizio. La parola a James 'Munky' Shaffer."

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Di Michele Zonelli

 

Mtv Italia Giugno 2004

Intervista A Munky

(Flippaut Rock Festival)

"Durante la partecipazione al Flippaut Rock Festival di Bologna Mtv a intervistato il nostro Munky" Continua

Di Mtv Italia

 

 

Metal Shock N°396 Dicembre 2003:

Oltre Lo Specchio

(Take A Look In The Mirror)

"La new metal band più amata del mondo torna in campo con un album nuovo di zecca, semplice e maledettamente heavy

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Di Six "Kornmazza" Catalano

 

 

 

Rocksound N°68 Dicembre 2003:

Gli Intoccabili Allo Specchio

(Take A Look In The Mirror)

"Nel 1994 la California è vittima di una scossa sismica dalla quale non si riprenderà facilmente. Il primo album dei Korn trasforma per sempre la visione dell'heavy metal. Con la band di Bakersfield inizia l'era del nu metal e dei suoi cantanti perturbati. Per festeggiare questo decennio passato a flirtare con il diavolo, i Korn sono tornati in studio dopo appena un anno e mezzo da 'Untouchables'. Finiti i lunghi periodi passati in studio e le superproduzioni hollywoodiane, questa volta i Korn hanno deciso di tornare indietro alle proprie radici, forse per dimostrare al proprio pubblico di non aver perso la spontaneità e la rabbia dei primi giorni. Jonathan Davis e Munky ci invitano a passare dall'altra parte dello specchio…." 

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Di Olivier Portnoi

 

 

Rumore N°143 Dicembre 2003:

Intervista Allo Specchio (Take A Look In The Mirror)

"Back to basics. Questa l’espressione che, da più parti, ha circondato e circonda l’uscita del sesto album in studio dei Korn, Take A Look In The Mirror, disponibile da pochi giorni. Il ritorno alle radici viene invocato generalmente da gruppi ai quali poco o nulla è rimasto da dire, sorta di colpo di reni per rivendicare integrità e magari andare a elemosinare l’attenzione smarrita di qualche fan di vecchia data. Non sembra essere il caso dei Korn, tornati con una prova in studio aggressiva e brutale dopo un disco complesso per molti versi sottovalutato come Untouchables, dove i marchi di fabbrica (riffing circolare, rumore funky, schizofrenia vocale) andavano a sciogliersi un forma più segmentata e complessa, che si svolgeva con dinamiche più complesse, rese avvincenti da un Jonathan Davis che, finalmente?, cantava. Take A Look In the Mirror è, a tutti gli effetti, un disco durissimo e gutturale, piegato su se stesso e senza grosse tregue. Hanno scelto di produrlo da soli, evidentemente fiduciosi del fatto di essere gli unici a possedere veramente quel groove. A parte l’ottimo featuring di Nas, unica concessione a qualcosa di più aperto e fruibile, l’album scorre velocissimo e cattivo, cattivo come i Korn non erano da un bel po’ di tempo. Con tutto quello che è successo in questi anni la sensazione di terrore, angoscia sprigionata dal primo album è irripetibile, ma quelle sono cose che succedono una volta e questo tipo di paragone lascia il tempo che trova. Il bello di tutto è che, come dicevamo sopra, questa volta sentiamo di poterci fidare: non ci stanno prendendo per il culo, Untouchables era un gran disco, non un esperimento mezzo riuscito. La capacità di proseguire in quella direzione sembrava esserci tutta: non era la concretezza a mancare, al massimo un po’ di immediatezza. Ma Take A Look In the Mirror ce la restituisce tutta e più rabbiosa che mai." 

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Di R.Duke

 

Tribe N°62 Dicembre 2003:

Senti Che Muscoli (Take A Look In The Mirror)

"I Korn sono di nuovo tra noi. Stavolta hanno tirato fuori i muscoli. Perchè il nuovo album è tutta una manciata di canzoni dure. Per scalciare davvero nel sedere tutti i fan." 

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Di Ian Breeden

 

Musica N°394 Novembre 2003:
A Volte Ritornano, I Cattivi Del Nu Metal (TaKe A Look In The Mirror)

"Lavorava all'obitorio. Ora che è il leader dei Korn, Jonathan Davis vuol vedere morto Manson, studia i serial Killer e ha tre amori: la moglie pornodiva, il figlio, e i Radiohead." 

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Di Kate Midland

 

Gazzetta Di Reggio N° 238 Lunedì 2 Settembre 2002:

L'assalto Dei Metallari (Untouchables)

"In 12mila alla corte dei Korn." 

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Di Simone Bagnacani


Tribe N°44 Giugno 2002:

Esclusivo Il Ritorno Dei Korn (Untouchables)

"Maneggiatelo con cura, questo nuovo album dei Korn. Si chiama 'Untouchables' e mescola chitarre stratificate, approccio digitale, violenza e melodia. E molto altro. Curiosi? Sentite cosa ci racconta la band. In Esclusiva." 

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Di Chris Marlowe

 

Psycho! N°59 Giugno 2002:

Non Solo Nu-Metal (Untouchables)

"Abbiamo Torchiato le due principali menti della sconvolgente creatura Korn per un resoconto sulla band numero uno del crossover: coloro che da setti anni hanno aperto l'era del nu-metal, sono oggi pronti a chiuderla definitivamente e a lanciarsi in un futuro ricco di meravigliose incognite." 

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Di Lorenzo Becciani

 

 

Rocksound N°50 Giugno 2002:

Resident Evil (Untouchables)

"Ben decisi a non farsi soppiantare dalla nuova guardia, in un certo senso da loro stessi generata (Limp Bizkit, Staind, Linkin Park). I Korn ritornano prepotentemente con il loro quinto album intitolato 'Untouchables'. Immancabilmente nu-metal, il disco è stato prodotto da Michael Beinhorn e segna comunque una evidente evoluzione verso belle melodie....senza tuttavia disdegnare una maggiore complessità rispetto al suo predecessore 'Issues'." Continua

Di Thomas Vandenberghe

 

 

Musica N°330 Maggio 2002:

Gli Intoccabili Del Nu-Metal (Untouchables)

"Santa Monica - 'Credo che Untouchables sia il nostro capolavoro. Lo dico onestamente'. Jonathan Davis, il cantante dei Korn, non è l'interlocutore dei mezzi terrmini. E non ha un carattere facile. E' sorprendente incontrarlo in un albergo in riva al mare, con una luce bianca, fortissima, che filtra dalle persiane stile coloniale. Uno lo immagina nella sua dimora dark, piena di crocifissi, maschere bondage e bambole gonfiabili. Qui, invece, ironia della sorte, c'è anche una colomba che entra dalla finestra aperta e rimane per tutto il tempo a turbare placidamente accanto al più violento performer della scena nu-metal, l'uomo che negli ultimi concerti europei imprigionava i fan in una gabbia metallica sul palcoscenico. Il quinto album della band californiano è motivo di orgoglio per Davis, che in brani come Here To Stay canta meglio di sempre, mentre la band lo sostiene con un 'muro del suono' compatto, minaccioso, molto più tagliente e melodico che nelle prove precedenti. 'Con l'aiuto del produttore Michael Beinhorn siamo riusciti a reinventare noi stessi e ad allontanarci da tutte ciò che abbiamo inventato e che ora è stato saccheggiato da band come Linkin Park'. Davis è già dentro i 'nuovi' Korn, che dopo 20 milioni di dischi venduti non hanno esitato a spendere oltre 4 milioni di euro per incidere Untouchables nel loro ritiro dorato a Phoenix, in Arizona. E per il nuovo tour, si è fatto realizzare un microfono (bene in vista anche nel primo video) da Giger, il disegnatore svizzero che ha inventato i mostri di Alien". 

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Di Giuseppe Videtti

 

 

Rumore N°124 Maggio 2002:  

Gli Intoccabili? (Untouchables)

"Sono Fieldy e David, la sezione ritmica dei Korn, a parlare per noi del nuovissimo e non ancora pubblicato Untouchables. Disco importante, certo, come avviene sempre quando i pionieri di un genere musicale riportano l'attenzione su di sè pubblicando un nuovo album. C'è la sensazione che ci siano i meriti da dimostrare, terreno da recuperare, credibilità da rinfocolare. Non è detto che sia sempre così: l'attesa per il quarto album dei Deftones sarà probabilmente fiduciosa e univoca, ma per Jonathan Davis e compagni la strada non appariva essere in discesa. E' automatico attirare antipatie e invidie quando si accetta volentieri di essere rappresentati come le prime vere rockstar di un movimento giovane e forte, ma allo status neo-acquisito bisogna far seguire dischi validi ed essere fermi nelle proprie scelte. I Korn riescono a fare entrambe le cose, al momento: da una parte Untouchables è un album che dimostra totale agilità nella propria formula e che osa guardare all'esterno verso una forma di 'melodia pesante' piuttosto simile a quella dei Faith No More più recenti, dimostrandosi un disco con meno strappi e maggiore omogeneità. Dall'altra, correndo abbondandemente il rischio di suonare eccessivamente arroccati sulle proprie posizioni e poco disporsi a mettersi in gioco, i portavoci a noi assegnati sembrano farsi scivolare addosso ogni questione senza esserne coinvolti particolarmente: forse sulla base di una dialettica non proprio irrefrenabile, ma altrettanto probabilmente dall'alto di una posizione artistica dimostratasi inattaccabile. Se con un minimo di buona volontà cerchiamo di districarci dalla pletora di 'le cose cambiano, siamo cresciuti, i nostri fan ci amano', potremmo arrivare ad accorgerci che tutto sommato, hanno ragione loro a non farsi coinvolgere più di tanto. Hanno fatto un disco costosissimo, multi-piratato via internet, intitolato in maniera arrogante e a cui pioverà in testa una quantità folle di critiche più o meno ragionevoli. Eppure il disco è bello, venderà, suona da dio e fa registrare la più rilevante svolta artistica dei Korn negli ultimi quattro anni. Qualcosa vorrà ben dire.
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Di T. Segale

 

Icons HR Giger, Tashen, 2000, pp. 112-117:

The Korn Mic-Stand
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Tradotto da Lisa

 

Rocksound N°21 Gennaio 2000:
Tormenti Da Star (Issues)

"Eravamo convinti che i Korn avessero lasciato alle spalle i loro vari traumi. Ad appena due anni dall'acclamatissimo 'Follow The Leader', disco che vedeva una lunga lista di ospiti oltre a ricevere una grande esposizione mediatica, ecco a voi 'Issues', un lavoro dalle atmosfere oscure, giudicato catartico da Jonathan Davis. Lo stesso cantante che 'Issues' è il frutto di dolori che lui stesso credeva sormontati con il successo della sua band e la riuscita dei suoi progetti personali (familiari in testa). Spiegazione d'obbligo!" 

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Di Thomas Vandenberghe

 

 

Rocksound N°8 Dicembre 1998:  

Natale In Famiglia (Family Values Tour)

"Una scomessa rischiosa che si sta rilevando vincente! Ecco riassunto in poche parole quella che può essere considerata la tournèe dell'anno. Il Family Values Tour va ben oltre qualsiasi promessa, raggruppando varie generazioni, un pubblico variegato e soprattutto generi musicali diversi. L'unità nella diversità, come vuole chi ascolta musica di questi tempi. Finite le barriere nel rock. Un pò l'immagine che si sta delineando del rocksounder tipico...."

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Di Yves Bongarcon & Giada Piccolo

 

 

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